Eventi digitali: Come gli algoritmi influenzano davvero le tue scelte?

Scopri come le piattaforme di eventi e i social media utilizzano i tuoi dati per suggerirti eventi, e come evitare di cadere nelle trappole degli algoritmi.

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  • Playlist algoritmiche generano il 61% dell'ascolto programmato.
  • Algoritmi privilegiano eventi con alti budget, creando competizione impari.
  • Studio del 2024: istruzione influenza consapevolezza degli algoritmi.

Come le Piattaforme Influenzano la Scoperta di Eventi Digitali

L’avvento degli eventi digitali e il ruolo degli algoritmi

L’attuale panorama degli eventi e delle manifestazioni ha subito una trasformazione radicale, spostandosi in maniera sempre più preponderante verso il mondo digitale. Webinar, corsi online, conferenze virtuali, e simposi interattivi sono solo alcune delle innumerevoli opportunità che il web offre, promettendo una crescita sia personale che professionale, il tutto accessibile con un semplice clic. Questa democratizzazione dell’apprendimento e dello sviluppo professionale, tuttavia, solleva una questione cruciale: come scegliamo a quali eventi partecipare? Chi decide quali eventi meritano la nostra attenzione, in un mare magnum di proposte? La risposta, sempre più spesso, risiede negli algoritmi.

Le piattaforme di aggregazione di eventi e i social media si sono affermati come i principali canali attraverso i quali scopriamo nuove opportunità formative e di networking. Questi sistemi, basati su sofisticati algoritmi di raccomandazione, analizzano in profondità i nostri dati, le nostre preferenze esplicite e il nostro comportamento online implicito, al fine di suggerirci eventi che potrebbero allinearsi ai nostri interessi e alle nostre esigenze. Questa profilazione, sebbene apparentemente innocua, solleva una serie di interrogativi etici e pratici.

Gli algoritmi di raccomandazione, nel loro cuore, sono sistemi informatici progettati per prevedere i nostri gusti e le nostre propensioni. Essi non si basano su intuizioni o presentimenti, bensì sull’analisi di una vasta gamma di dati, tra cui:

La cronologia di navigazione: quali eventi abbiamo visualizzato in passato? Su quali abbiamo cliccato? Quali argomenti ci hanno tenuti incollati allo schermo per più tempo?
La cronologia di partecipazione: a quali eventi ci siamo iscritti? A quali abbiamo effettivamente partecipato? Quali feedback abbiamo lasciato?
Il nostro profilo demografico: età, sesso, posizione geografica, livello di istruzione, professione.
Il comportamento di utenti simili: cosa fanno gli altri utenti che hanno interessi affini ai nostri? Quali eventi stanno frequentando?
Le nostre interazioni sui social media: quali pagine seguiamo? Quali post commentiamo o condividiamo? Quali hashtag utilizziamo?

Sulla base di questo intricato mosaico di informazioni, l’algoritmo ci presenta una selezione personalizzata di eventi che ritiene più pertinenti per noi. Questo processo di filtraggio è analogo a quello che avviene sulle piattaforme di streaming musicale, come Spotify, dove gli algoritmi analizzano le nostre abitudini di ascolto per suggerirci nuove canzoni e nuovi artisti, spesso provenienti da generi che non avremmo mai esplorato altrimenti.

Un recente studio, ad esempio, ha rivelato che le playlist algoritmiche generano il 61% dell’ascolto programmato e il 20% dei flussi totali. Questo dato sottolinea l’influenza preponderante degli algoritmi nella determinazione delle nostre scelte musicali, e suggerisce che un meccanismo simile potrebbe essere all’opera anche nel contesto degli eventi digitali.
## I favoritismi algoritmici: chi ottiene la precedenza?
Uno dei principali rischi legati all’utilizzo pervasivo degli algoritmi è la possibilità che questi, involontariamente o deliberatamente, favoriscano determinati tipi di eventi a discapito di altri. Questa distorsione può manifestarsi in diverse forme.

Gli eventi promossi da grandi aziende, con budget di marketing consistenti, potrebbero godere di una maggiore visibilità rispetto a eventi più piccoli e indipendenti, organizzati da associazioni di volontariato o da singoli professionisti. In questo scenario, la capacità di spesa diventa un fattore determinante per il successo, creando una competizione impari.

Inoltre, gli algoritmi potrebbero privilegiare eventi che rientrano nelle nostre “bolle di filtro”, ovvero quegli spazi virtuali in cui siamo esposti principalmente a informazioni e opinioni che confermano le nostre convinzioni preesistenti. Questo fenomeno, noto come “effetto echo chamber”, può limitare la nostra esposizione a nuove idee e prospettive, impoverendo il nostro bagaglio culturale e professionale.

Lo scrittore Kyle Chayka, nel suo saggio Filterworld, sostiene che gli algoritmi tendono ad appiattire la cultura, privilegiando contenuti facilmente digeribili e prevedibili, a scapito della diversità e dell’originalità. Questa tendenza potrebbe tradursi, nel contesto degli eventi digitali, in una sovraesposizione a webinar generalisti e corsi online di massa, a scapito di workshop di nicchia e conferenze innovative, che pur essendo di alta qualità, non riescono a intercettare l’attenzione degli algoritmi.

Gli algoritmi utilizzati dalle piattaforme di eventi tendono a fornire un alto engagement, a scapito della diversità e dell’autenticità. Il risultato è che la produzione culturale si conforma ai requisiti di prevedibilità imposti dalla diffusione dei contenuti online e dalla necessità di renderli virali.

Originalità, inventiva e autenticità vengono soppiantate da un nuovo insieme di “valori” culturali dettati dagli algoritmi, quali l’immediatezza di consumo, la rapida circolazione e il successo commerciale.

## Strategie di visibilità: ingannare l’algoritmo o offrire valore?

Gli organizzatori di eventi digitali sono perfettamente consapevoli dell’importanza cruciale degli algoritmi nel determinare il successo o il fallimento delle loro iniziative. Di conseguenza, si impegnano in una continua e complessa danza per influenzare il funzionamento di questi sistemi e massimizzare la visibilità dei propri eventi. Le strategie più comuni includono:

Ottimizzazione SEO: L’arte di scegliere le parole chiave giuste e inserirle strategicamente nella descrizione dell’evento, al fine di scalare le classifiche dei motori di ricerca e intercettare l’attenzione degli utenti che cercano informazioni su argomenti specifici.
Social media marketing: La creazione di campagne pubblicitarie mirate sui social media, al fine di aumentare la consapevolezza dell’evento e generare interesse tra un pubblico potenzialmente interessato.
Pubblicità a pagamento: L’investimento in annunci pubblicitari online, al fine di raggiungere un pubblico più ampio e diversificato, superando i limiti della portata organica.
Collaborazioni con influencer: La partnership con personalità influenti sui social media, al fine di sfruttare la loro credibilità e il loro seguito per promuovere l’evento a un pubblico più ampio. Creazione di contenuti virali: La produzione di video, immagini, o post che hanno un’alta probabilità di essere condivisi e diffusi rapidamente sui social media, generando un buzz intorno all’evento.
Utilizzo di hashtag pertinenti: L’aggiunta di hashtag popolari e rilevanti ai post sui social media, al fine di aumentare la visibilità dell’evento e raggiungere un pubblico più ampio.

Tuttavia, l’eccessivo ricorso a queste strategie può avere conseguenze indesiderate. L’ottimizzazione SEO spinta all’estremo può trasformare le descrizioni degli eventi in un guazzabuglio di parole chiave irrilevanti, rendendo difficile per gli utenti capire di cosa si tratta realmente. Le campagne di social media marketing troppo aggressive possono risultare invadenti e fastidiose, allontanando potenziali partecipanti. La pubblicità a pagamento può creare una disparità di opportunità, favorendo gli eventi con budget elevati a scapito di quelli più piccoli e indipendenti. Le collaborazioni con influencer, se non gestite con trasparenza, possono sollevare questioni di autenticità e credibilità.

Alcune strategie, inoltre, possono essere utilizzate per scopi tutt’altro che nobili. Alcuni organizzatori potrebbero ricorrere a tecniche di “clickbaiting” per attirare l’attenzione degli utenti con titoli sensazionalistici e promesse irrealistiche. Altri potrebbero diffondere informazioni fuorvianti o addirittura false per aumentare l’interesse verso i propri eventi.

Un recente studio, condotto nel 2024, ha evidenziato come il titolo di studio influenzi la consapevolezza e la percezione degli algoritmi. Le persone con un livello di istruzione più alto tendono ad essere più consapevoli del condizionamento che questi sistemi esercitano sui portali di informazione online. Questo dato suggerisce che una maggiore alfabetizzazione algoritmica potrebbe aiutare gli utenti a navigare in modo più consapevole nel mondo degli eventi digitali, evitando di cadere preda di manipolazioni e disinformazione.

## I nostri consigli

L’influenza degli algoritmi sulla scoperta di eventi digitali è una realtà ineludibile. Tuttavia, anziché demonizzare questi sistemi, dovremmo imparare a conviverci in modo consapevole e critico.

Ecco alcuni consigli pratici per navigare nel mondo degli eventi digitali senza farsi sopraffare dagli algoritmi:

Sviluppa un approccio critico nei confronti delle informazioni che ricevi online: non credere a tutto ciò che vedi, verifica le fonti, cerca conferme da altre fonti.
Non limitarti ai primi risultati che ti vengono proposti dagli algoritmi: esplora le diverse sezioni delle piattaforme, utilizza filtri di ricerca avanzati, cerca raccomandazioni da persone di cui ti fidi.
Segui i tuoi interessi: non lasciare che siano gli algoritmi a dirti cosa ti piace, coltiva i tuoi interessi personali, sperimenta nuove attività, sii curioso.
Sostieni gli eventi indipendenti: cerca eventi organizzati da associazioni di volontariato, da singoli professionisti, da piccole imprese.
Condividi le tue scoperte: racconta ai tuoi amici e follower degli eventi che hai trovato interessanti, aiuta a diffondere la cultura e la conoscenza.

Ad esempio, per chi si avvicina per la prima volta al mondo degli eventi digitali, consigliamo di partecipare a webinar introduttivi sull’alfabetizzazione digitale, offerti da diverse associazioni e enti di formazione. Questi corsi forniscono gli strumenti di base per comprendere il funzionamento degli algoritmi e per navigare in modo sicuro e consapevole nel mondo online.

Per gli appassionati, invece, suggeriamo di approfondire la conoscenza dei meccanismi di raccomandazione utilizzati dalle principali piattaforme di eventi digitali, analizzando il loro codice sorgente (quando disponibile) e partecipando a conferenze e workshop dedicati all’intelligenza artificiale e al machine learning.

In definitiva, l’obiettivo è quello di trasformare il rapporto con gli algoritmi da passivo a attivo, diventando protagonisti delle nostre scelte culturali e professionali. Solo così potremo evitare di diventare semplici “vittime di algoritmi di massificazione” e costruire un’esperienza digitale ricca, diversificata e stimolante.

Ricordiamoci, dunque, che la tecnologia, per quanto pervasiva, è solo uno strumento. Sta a noi decidere come utilizzarlo, per ampliare i nostri orizzonti o per rinchiuderci in una gabbia dorata. Scegliamo con cura gli eventi a cui partecipare, e non dimentichiamoci mai di alimentare la nostra curiosità e il nostro spirito critico. Solo così potremo trarre il massimo beneficio dalle opportunità offerte dal mondo digitale, senza rinunciare alla nostra libertà di pensiero e di azione.


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